dieci anni di morgs

Avrò messo tutto nello zaino?Una bottiglia d’acqua c’è,non da usare,ma da tenere li come riserva che probabilmente mi servirà,il fazzoletto,quello mio,quello rosso che da anni mi porto dietro in certe situazioni e poi immancabile una felpa con il cappuccio,che va bene che è Luglio ma non si sa mai. Il casco no,non credo abbia altra utilità se non quella di limitare i movimenti e soprattutto la visuale,le sigarette si,a pacchetti,e le cartine anche quelle fondamentali. Il limone no,quello lo lasciamo ai ciellini di primo pelo,ok,vado. Devo fare un pezzetto di strada a piedi,da via del lavoro alla stazione passando per via Sebastiano Serlio,un tragitto gradevole(forse non per tutti,ma io a Bologna ci sono nato e mi sento come tra le braccia della mamma) alle quattro della mattina,di un sabato mattina. L’aria è proprio piacevole e mentre cammino penso al giorno prima,a tutto quello che è successo il giorno prima,a quella valanga di notizie arrivate un po dai media ma per la maggior parte dai compagni che sono la e con cui tutto il giorno siamo rimasti in contatto telefonico,per quanto possibile visto che i ponti telefonici vengono staccati volutamente per limitare lo scambio di informazioni,per la sicurezza dicono. Penso a quella splendida donna che ho lasciato con un’ abbraccio nel letto di casa sua ed alla sua incertezza fino all’ultimo secondo se venire con me o no,poi con una scelta per me di grande coerenza ha deciso di non partire,non può partecipare ad una manifestazione dove è morto un ragazzo dice,non se la sente e per lei ha perso completamente di valore. Io rispetto la sua scelta e a dire la verità ne sono rinfrancato,prevedo ci sarà un bel po’ di casino e secondo me in quelle situazioni è meglio essere soli o quantomeno con persone esperte,che sanno come muoversi e nel caso di forti disordini non abbiano problemi a staccarsi per poi ritrovarsi più tardi,senza impegno,infatti sto proprio per incontrare mio padre e tra noi in piazza la regola è che l’importante è tornare a casa,non importa ne come,ne quando. Tra un pensiero ed un cannone sono arrivato,il piazzale è pieno di gente,vedo le solite facce,dico le solite due cazzate e incontro Maurino che dopo il buon giorno apre lo zaino e mi passa una bottiglia di caffè,ne bevo un sorso e rispondo buongiorno un cazzo. Faccio parte di un movimento,non vuol dire che ho una tessera,vuol dire che condivido un sacco di idee con gente di tutto il mondo,le condivido con i ragazzi di Seattle che le hanno prese nel ’99 per primi,mi sento di condividerle anche con il campesinos messicano che si rompe il culo costretto a lavorare non la terra ma in una maquilladora al confine con gli States per dieci dollari al giorno ad assemblare telefoni da trecento dollari,tutti noi condividiamo un’idea di base,questo sistema economico così non può funzionare,non può stare in piedi un sistema che per lavorare ti costringe a comprare ma per comprare ti fa indebitare,tutto il mondo si basa sul debito. Tra una puttanata ed un’altra sono sul treno,nel mio scompartimento siamo io,mio padre,una ragazza che fa il medico ed è la sua prima manifestazione,due ragazzi,lui e lei,di cui lei convinta e lui abbastanza a disagio perchè probabilmente è li solo per far piacere a lei.
Solo ora dopo dieci anni mi rendo effettivamente conto di quello che abbiamo fatto quel giorno,eravamo tantissimi,tutti uno diverso dall’altro. Quel giorno siamo tutti diventati un po’ più grandi,quelle sensazioni ci hanno unito anche se non ci siamo mai più rivisti. Sotto una carica della polizia con lacrimogeni che ci piovevano addosso e il panico di migliaia di persone,non black bloc o come cazzo li chiamano,ma madri di famiglia,operai,studenti,quella ragazza di cui non saprò mai il nome che ho raccolto con la testa rotta e il suo ragazzo trascinato in un posto più sicuro,ecco quella bottiglia d’acqua che gli ho offerto,svuotato sulla testa tra lacrime chimiche e sangue reale,ecco quella bottiglia,io lo sapevo che mi sarebbe servita.
Penso che potrei scrivere pagine e pagine su quei due giorni e credo che lo farò,ma per ora basta così. Fa già male abbastanza.
Quel ragazzo poteva essere chiunque,ognuno di noi poteva fare quella fine,a loro serviva un morto,l’hanno cercato e l’hanno ottenuto non c’è nient’altro da dire.
Poteva essere chiunque,siamo tutti.

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One Response to “dieci anni di morgs”

  1. 23 giugno 2012 at 18:29 #

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