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Fuori e dentro la Zona Rossa, da spettatore di Giovanni

Ho vissuto il G8 da spettatore. In quei giorni lavoravo ad Arenzano vivendo dove ho quasi sempre vissuto nel centro di Genova, proprio ai margini dell’area che allora fu brutalmente cintata da barriere metalliche e denominata “Zona Rossa”. Non partecipai attivamente anche perché, oltre ad avere da lavorare, certamente non posso definirmi “no global”. Credo piuttosto che la globalizzazione sia una risorsa per l’umanità e la dimostrazione del buon senso dell’internazionalismo, ma questo è un altro discorso. Così come sarebbe un altro discorso valutare il senso, agli albori di un nuovo millennio, di un pianeta governato ancora da chi vinse la Seconda Guerra Mondiale.
Ho comunque molti ricordi di quei giorni, sia perché avevo amici che parteciparono a cortei, sia perché altri, come me, vivevano in prossimità di zone dove sono avvenuti eventi significativi.
Il primo corteo, quello dei migranti, passò proprio davanti al portone del condominio dove abito. A causa della chiusura al traffico della zona, mi trovavo a lavorare da casa e vidi passare il corteo guardando la strada dal mio giardino, e poi scesi anche brevemente per recarmi davanti al portone. Considerando i timori diffusi in quei giorni per il G8, rimasi molto confortato dallo spirito gioioso di quel corteo multietnico. Non si verificò alcun incidente, e nulla si poteva immaginare di quello che sarebbe successo.
In qualità di spettatore collocato geograficamente all’interno di quegli eventi, ricordo anche nitidamente PrimoCanale, un’emittente locale che fino ad allora rappresentava solo una delle alternative appena dignitose al classico TG3 regionale. Nei giorni del G8 fornirono una cronaca costante di quei fatti, e ricordo la bravura di Ilaria Cavo (nome ripescato onestamente grazie a Wikipedia… http://it.wikipedia.org/wiki/Ilaria_Cavo) che in seguito meritò ampiamente di passare in Rai.
Dopo il pacifico e festoso corteo dei migranti, iniziò il weekend delle tragedie. La Zona Rossa venne estesa a coprire anche il mio quartiere, e mi trovai ormai impossibilitato a lavorare fuori casa. Un mio amico abitava proprio in una delle zone con scontri tra manifestanti, “black bloc” e forze dell’ordine, e ricordo una concitata telefonata al cellulare con lo sfondo di sirene, colpi e grida. Venni a conoscenza di un amico con un occhio tumefatto dalle forze dell’ordine, di amici di mia madre picchiati nel mucchio dalle forze dell’ordine, e molte scene alla televisione che mostravano una situazione al limite della guerra civile. La tristezza, ancor più della rabbia data la mia posizione di spettatore, mi avvolse nel vedere le scene di Bolzaneto e della Diaz alla televisione. Un po’ di rabbia affiorò in una delle poche scene viste senza “media”, con i miei occhi, le forze dell’ordine in festa alla Fiera di Genova ai margini di scontri alla Foce. Inveivano contro quell’atteggiamento con dei “vergogna! vergogna!” persino distinte signore affacciate dagli eleganti palazzi con la vista su quelle scene.
Quei giorni si conclusero lasciandomi l’amaro in bocca, pensando alla disorganizzazione ingenua dei manifestanti che non avevano servizio d’ordine, pensando allo sporco ruolo dei “black bloc”, pensando alla pochezza umana e alla furia organizzata delle forze dell’ordine. E tutto ciò, naturalmente, porta a guardare più in alto e a fare considerazioni di maggior portata. Ma qui si esce dal ricordo e si entra nell’analisi, e non solo chi c’era ha ormai molti strumenti per formarsi un’opinione.

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