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Il ricordo che non ho di Maurizio Pesce @pestoverde

l caldo infernale, i genovesi che allungano bottiglie dalle finestre ai manifestanti; il pronto soccorso e gli ambulatori sempre pieni di gente, le chiazze di sangue sull’asfalto, il finanziere in lacrime; i passamontagna, le ginocchiere, gli scudi in plastica, i vetri e i sassi del lungomare; salite e discese, traverse sconosciute, il pass da mettere e togliere a seconda di chi c’era in giro; il fiato corto, io che sono asmatico e non avevo il Ventolin, gli occhi che si appannano, la gola che brucia, il cuore che fa rumore; lo Stadio Carlini, i giardini di Punta Vagno, Corso Italia, Corso Marconi, via Casaregis.
Corso Gastaldi. Ero lì, quando è arrivata la notizia di piazza Alimonda, ero a pochi metri, ma non mi sono avvicinato: ho girato sul ponte di Terralba per allontanarmi. Ero lì per Radio 101 e da un paio di giorni facevo coppia fissa con il corrispondente da Genova dell’AGI. Dettava i pezzi col telefonino e aveva un’agendina consumata con tutti i numeri utili. Avevo 25 anni, Internet sul cellulare non c’era. Ricordo l’aria pesante che si respirava già da un po’, tipo da un’ora; ricordo il viale che scende verso la stazione improvvisamente vuoto e silenzioso.
Ricordo i manifestanti che sfilano e il supermercato di piazza Giusti in fiamme, ma chissà se ricordo bene; ricordo i gruppetti incappucciati che corrono per le strade e spariscono all’improvviso; ricordo felpe, zaini e spranghe nascoste nei cespugli; ricordo la marcia con le bandiere nere in via Tolemaide, i posti di blocco, i container in giro per la città; la gente che corre, la gente che ride. Ricordo i ragazzi all’interno dello stadio Carlini che si preparano per il corteo. Ricordo l’ingenuità di chi costruiva scudi di plastica e protezioni di gommapiuma, simboli di una sfida dimostrativa; ricordo le prove di resistenza delle testuggini improvvisate e quanto fossero inadeguate a quello che le aspettava poco dopo, poco lontano da lì.
Ricordo la manifestazione del giorno dopo spezzata a metà, sul lungomare, e ricordo il momento esatto in cui il corteo non c’era più; ricordo che c’era un gruppo che aveva deciso che lo svincolo con via Rimassa era il luogo giusto per scatenare l’inferno. Ricordo due, tre tizi incarognirsi sulla vetrina di una banca, ma non mi ricordo quale; ricordo un’auto in fiamme, un cassonetto o due in fiamme, la polizia che resta laggiù e guarda. Ricordo i primi lacrimogeni, ricordo che uno mi è piovuto addosso: l’ho conservato per anni, devo ricordarmi di cercarlo in cantina. Chissà se ce l’ho ancora. Ricordo l’aria che brucia in gola, la corsa su per via Foglienti e le scale per raggiungere via Nizza, in cerca di aria pulita. Ricordo pure che no, non si poteva respirare neanche lassù; ricordo il fumo che sale gli occhi aperti a malapena. Ricordo di essere sceso quando i sassi hanno smesso di volare. Ricordo persone in terra, alcune sedute, alcune sdraiate, alcune con un anfibio sulla schiena e le mani legate dietro. Ricordo il finanziere in lacrime che si chiede perché la gente non avesse indietreggiato; lo ricordo mentre mi spiega che a loro insegnano a non far selezione, per non rischiare una coltellata alle spalle.
Ricordo il Porto Antico stretto come i corridoi di una nave e ricordo i colleghi nella zona rossa che non avevano idea di cosa succedesse fuori.
Ricordo la sera dell’assalto alla Diaz; ricordo che ero appena rientrato al Novotel di Sampierdarena, che volevo andare a vedere e che invece no: non mi ci mandavano; ricordo la notte insonne a pensarci e il taxi all’alba per essere sul posto per la diretta delle 6; ricordo la scuola vuota, i danni, le macchie, i vetri in frantumi; ricordo mentre salgo le scale, mentre entro nelle aule, il silenzio nei corridoi; ricordo che mi hanno raccontato scene degne dell’America Latina. So che proprio quella notte è l’unico ricordo che mi manca e non riesco a mandarlo giù.

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One Response to “Il ricordo che non ho di Maurizio Pesce @pestoverde”

  1. Ciccia
    2 settembre 2011 at 15:58 #

    Ero ancora a genova, e sebbene in un altro quartiere, ricordo con dolore la città messa a ferro e fuoco.. Ricordo le vetrine infrante e genova maltrattata.. Quattro anni fa mi sono trasferita, ed ora penso alla mia bella città lasciata con tanta malinconia… Genova nel cuore !

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