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La pena del ricordo di mante

Io ricordo che c’era il sole. Ed eravamo appena arrivati in un albergo in Alto Adige nel quale andiamo spesso, sulla strada che unisce Bolzano a Merano. Un bel posto in mezzo ai meleti. Saliamo in camera, una di quelle camere con legno di abete ovunque e per sbaglio accendiamo la TV, un piccolo 14 pollici malandato come si conviene ad una certa sobrietà sudtirolese (nel decennio successivo quel posto si è incidentalmente trasformato in una Spa di lusso). Restiamo ore a guardare la TV, ricordo distintamente un indecoroso Capranica che giustifica i gendarmi nervosi mentre scorrono le immagini di furibondi pestaggi. da parte di uomini in divisa. Il resto si confonde con le immagini riviste mille volte. Non mi è mai piaciuta la retorica del povero ragazzo con l’estintore. Non mi è piaciuto sopratutto il resto, la vergognosa sequenza di eventi di quei giorni e questo è in definitiva la ragione per cui vale la pena ricordare.

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One Response to “La pena del ricordo di mante”

  1. 4 settembre 2015 at 00:59 #

    Still Alice was fairly good, the worst wiritng was simplistic and the best devastating. Very subtle: there are things the reader picks up on- absences and losses and contradictions- that the character, Alice, doesn’t notice, and the ending is all the more heartbreaking for its inevitability.

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