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sirene spiegate… di elleex

era qualcosa che molti di noi, ragazzi genovesi volontari sulle ambulanze, in fondo in fondo ci aspettavamo… e non per gli articoli dei giornali o i servizi televisivi che disseminavano terrore e pregiudizio… lo sentivamo nell’aria… noi che ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese, di ogni anno eravamo a contatto col sangue, col dolore, con le lacrime della gente, già da qualche giorno prima sentivamo che qualcosa non andava, che qualcosa cambiava per le strade… lo sentivamo preparando le borse sui nostri mezzi… lo sentivamo organizzando le squadre per i turni… lo sentivamo guardandoci negli occhi… lo capivamo perchè il telefono non squillava… o meglio, squillava meno del solito… e nulla in quei giorni è andato come doveva… o poteva… o come semplicemente come noi avremmo voluto… le nostre ambulanze venivano costantemente riapprovvigionate di quanto necessario alle urgenze… continuamente lavate dal sangue… dal vomito… non un attimo di sosta per tutti i ragazzi che in quei giorni hanno lavorato senza tregua ritrovandosi catapultati in una guerriglia urbana che aveva dell’incredibile… dell’assurdo… la città deserta… gli elicotteri nel silenzio… la gente che correva… tantissimi gli interventi “sul posto”… il terrore negli occhi delle persone che soccorrevamo… i lacrimogeni sparati davanti alla porta della nostra pubblica assistenza… i ragazzi che spostavano i cassonetti per fare passare noi che correvamo da una via all’altra a sirene spiegate… i lacrimogeni… costantemente nell’aria… anche di notte… io abito in centro, vicino a corso sardegna… dovevo serrare le finestre di notte per trovare pace da quell’odore… ma la pace in quei giorni forse era da un’altra parte… non a Genova… non sulle nostre ambulanze e non per le nostre strade… senza pensare… ecco come si doveva lavorare… senza pensare… perchè pensare avrebbe voluto dire piangere, urlare… e noi no, non potevamo permettercelo, perchè c’era una marea di persone che minuto dopo minuto, ora dopo ora, veniva violata nel fisico ma soprattutto nell’animo… e ricordo che io pensavo, non devo piangere… non volevo che di Genova ricordassero solo lo sguardo carognoso dei poliziotti ed i loro manganelli… la ferocia e la repressione dello stato… o i nostri volti esterrefatti… volevo che qualcuno ricordasse che a Genova c’erano anche dei ragazzi che si sono rimboccati le maniche per la sola volontà di farlo… per la sola volontà di dare una mano, nell’unico modo in cui erano bravi… volevo che ricordassero una mano amica… una voce rassicurante… avrei voluto una Genova diversa in quei giorni e invece ancora oggi se sento il rumore di un elicottero o quello di una sirena non posso fare a meno di pensare a quei giorni… alla mia città, divenuta il simbolo di un massacro… e mi ricordo degli occhi fieri di tutti quei ragazzi e di tutte quelle persone che, anche nel delirio di quel che è stato, a Genova c’erano quei maledetti giorni e come me, non possono e non vogliono dimenticare…

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